Miele e gli altri

Stavo accendendo una sigaretta davanti al computer e aprendo il quaderno ho trovato le ricette veterinarie di Miele, con gli appunti che avevo preso per non dimenticarmi nulla:

Cefazolina mattina ore 10

zantac mattina ore 10,05

spasmex mattina ore 10,10

ringer lattato 250 ml ore 11

metronidazolo ore 16

glucosio ore 17

ringer lattato ore 19

cefazolina ore 22

zantac ore 22,05

spasmex ore 22,10

Quanto può sopportare un piccolino di due mesi, che pesa appena 3 kg? Forse il piccolo Miele ha sopportato pure troppo. E’ stato di passaggio su questa terra eppure ha conosciuto tutto il male del mondo.

Ti guardava con quegli occhioni innocenti, malgrado tutto cercava di alzarsi, solo il giorno in cui è morto non è riuscito neanche ad alzarsi sulle zampine incerte per fare la pipì.

Sono arrivati a casa mia il 21 dicembre. Erano in cinque, cinque batuffoletti di due mesi
coperti di cacca, pipì, rogna, vernice verde, con pancioni enormi, sproporzionati a causa dei parassiti intestinali.

Venivano dal canile, li dovevo tenere in affido temporaneo intanto che non fossero stati adottati. Avevano tutti già una casa, ma volevo “metterli in sesto”.

Sono nati nel canile. Hanno accalappiato la loro mamma incinta e sono nati là.

Non avevano mai visto un prato, mai fatto giochi da cuccioli, gli ho insegnato a giocare con un pallone, i loro nomi, a correre dietro al monopattino.

Dopo quattro giorni Miele sembrava mogio e ha diarrea.

Dal veterinario: “è una questione alimentare”, le prime cure, ma miele non migliorava.

Dopo altri 4 giorni Miele è morto, diagnosi: Parvovirosi.

L’hanno contratta anche gli altri suoi fratellini.

Abbiamo cominciato le cure anche se non sembravano mostrare i sintomi evidenti, feci non proprio compatte am ancora niente diarrea con sangue.

Si sono salvati grazie all’immunoglobulina e all’esperienza di Miele che ha permesso ai medici veterinari di avere una diagnosi immediata.

Tutt’ora Meringa, Biancaneve, Oliver e Obi sono qua ancora sotto terapie, ancora hanno i segni del loro passato, per loro (escluso Oliver) non ci sono più case pronte ad accoglierli, gli “adottanti” si sono fatti indietro ma io passo le ore a guardarli giocare, dormire, mangiare, li abbraccio sempre e ci scambiamo tanti bacetti, e non ho fretta, so che finché saranno qua saranno al sicuro.

Mi auguro ogni giorno che nessun cane debba mai passare per l’inferno che abbiamo vissuto noi.

I canili che dovrebbero essere un luogo di passaggio, di custodia, che dovrebbero garantire agli animali tutte le profilassi necessarie possono diventare lager se gestiti dalle persone sbagliate.

Le femmine randagie dovrebbero essere sterilizzate per ridurre il numero di cuccioli a livelli “gestibili” ma le stesse istituzioni permettono che all’interno delle loro strutture possano partorire senza intervenire tempestivamente.

I cuccioli che sono soggetti particolarmente delicati dovrebbero essere ospitati in strutture diverse e appropriate e non avviene.

Tutti i cani dovrebbero essere vaccinati.

Si dovrebbero garantire a tutti gli animali presenti nelle strutture pubbliche cure adeguate se ammalati.

Si dovrebbero effettuare sverminazioni periodiche per i cani presenti nei canili.

Il canile dovrebbe essere un luogo di libero accesso, ma ogni volta che voglio vedere un cane devo chiamare due o tre giorni prima, prendere appuntamento, me lo portano fuori, non fanno fare il giro dei box MAI, quando sono andata a prendere i cuccioli con tanto di autorizzazioni per iscritto dall’asl competente non volevano darmeli in custodia, mi hanno fatto andare avanti e dietro per una settimana prima di poterli vedere e di caricarmeli in auto.

Le cure veterinarie per i randagi dovrebbero essere gratuite presso medici convenzionati o veterinari dell’asl, e io ho due conti in rosso, non so neanche quanto ho speso, ma sulla mia carta postepay sono rimasti 17 euro.

In tutto questo Miele non c’è più, i suoi fratellini crescono, si sono fatti quattro ciccioni e imparano ogni giorno cose nuove, il loro pelo sta ricrescendo, e lui non è qui a giocare con noi.

Il suo corpicino piccolo e magro si trova nel frigorifero di un ambulatorio medico in attesa di autopsia.

Di lui non resta che il ricordo in me, nei suoi fratelli, Meringa, soprattutto,  gli somiglia tantissimo, e nei pochi che l’hanno conosciuto e voluto bene anche se per poco.

Quando parlo con loro, li chiamo a volte mi esce spontaneo ancora il suo nome fra gli altri, mi cadono le lacrime dagli occhi e i suoi fratellini mi corrono incontro, mi leccano il volto, ci leniamo le ferite a vicenda.

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